SPESSO PENSO DI ESSERE IN SOMALIA

Il Decreto Legge “Rilancio” fu approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 maggio 2020 e solo dopo otto giorni fu bollinato, cosa senza dubbio strana anche perché, come già ho avuto modo di dire in altre occasioni, prevedeva la copertura dei vari provvedimenti garantiva una copertura nel triennio 2020 – 2022 non superiore ai 6 miliardi e quindi il “bazooka di risorse di 55 miliardi” aveva solo una finalità: arricchire l’album degli annunci gratuiti del Governo.

Ultimamente poi si è ripetuta un’altra discutibile procedura relativa al Decreto Legge “Semplificazioni”. Questo provvedimento è stato approvato il 7 luglio dal Consiglio dei Ministri con la frase “salvo intese”, frase tipica utilizzata quando non si ha una piena e convinta condivisione dal parte dei membri del Consiglio stesso. La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale è avvenuta dopo dieci giorni perché, anche in questo caso la Ragioneria generale dello Stato ha avuto seri problemi nel garantirne la copertura; ma la cosa più grave e, al tempo stesso strana, va ricercata nel fatto che il provvedimento è uscito dal Consiglio dei Ministri con 48 articoli ed è stato inoltrato alla Ragioneria Generale dello Stato per la “bollinatura” ma, durante tale passaggio, si è arricchito di ulteriori 17 articoli.

Questa attesa alla ratifica da parte della Ragioneria per voci bene informate della stessa Presidenza del Consiglio fa pensare alla richiesta di altri comparti interessati al provvedimento e quindi all’inserimento di nuovi articoli oppure, altra ipotesi, si pensa che la scelta di ritardare la bollinatura sia legata al fatto che, dovendo il Decreto Legge essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni, si rischia di dover garantire una presenza assidua del Parlamento nel mese di agosto.

È utile ricordare che il Decreto Legge “Semplificazioni” contiene, tra l’altro, le norme che dovrebbero accelerare l’apertura dei cantieri e gli investimenti una volta che arriveranno le risorse europee del Recovery Fund. Ora quando questo Decreto Legge sarà esaminato dai due rami del Parlamento sono curioso di sentire gli interventi non dei parlamentari ma dal Presidente della Camera Fico e del Senato Casellati sull’anomalo e tortuoso itinerario subito dal provvedimento stesso. Sembra quasi che si sia perso integralmente il rispetto di ciò che ritengo debba essere la liturgia istituzionale di un provvedimento varato da un Consiglio dei Ministri, firmato dal Presidente della Repubblica ed inoltrato al Parlamento.

Gli uffici preposti alla verifica degli atti da parte delle due Camere oltre a leggere le reali coperture penso esamineranno attentamente le aggiunte tra il provvedimento preso dal Consiglio dei Ministri il 7 luglio e quello arrivato all’esame del Parlamento e sarà anche opportuno capire come mai siano cresciuti gli articoli, come mai non si è ritenuto opportuno sottoporre di nuovo il provvedimento al Consiglio dei Ministri, come mai un arco temporale così lungo per bollinare il provvedimento, come mai il provvedimento non sia stato inoltrato agli uffici competenti della Unione Europea. Sono interrogativi banali e scontati specialmente se fatti in una Repubblica come la nostra ampiamente supportata e garantita da procedure istituzionali e da un consesso democratico come il Parlamento; invece, purtroppo, negli ultimi due anni questo impianto istituzionale è crollato ed è venuta meno la fiducia in chi in passato aveva reso trasparenti e corretti i vari passaggi procedurali che trasformavano una proposta di legge in legge.

Non è il mio un atteggiamento nostalgico è solo una chiara volontà di denuncia di un forte rischio che non seguendo correttamente determinati itinerari e togliendo, come avvenuto in questi ultimi due anni, al Parlamento la possibilità di incidere davvero sulla approvazione delle leggi, questo Paese crolli in modo irreversibile in una fase di atarassia democratica, in una fase in cui l’elettorato e la intera cittadinanza preferiscano non credere più al ruolo della politica, al ruolo del Parlamento, al ruolo delle Istituzioni.

Questo allontanamento, questo folle disinteresse non emerge solo dal crollo della partecipazione al voto, quanto dal fatto che, soprattutto, in questi ultimi due anni la maggior parte degli italiani ha creduto alla miriade di annunci e di impegni fatti dal Presidente Conte, fatti dall’intera compagine di Governo senza rendersi conto che erano solo forme utili a nascondere la propria incapacità gestionale. Cosa ancora più strana e più grave: è venuta anche meno quella critica sistematica del mondo della informazione che in passato aveva sempre seguito criticamente sia l’intero dibattitto politico, sia la intera azione del Governo. Sono sicuro, infatti, che solo pochi anni fa non sarebbe passato inosservato il cambiamento sostanziale di un Decreto Legge approvato inizialmente con 48 articoli e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dopo dieci giorni con 65 articoli; non sarebbe passato inosservato l’atteggiamento carico inizialmente di certezze nella disponibilità di risorse comunitarie e poi trasformato in una difficile battaglia a livello europeo, non sarebbe passato inosservato il passaggio da una revoca della concessione alla concessionaria autostradale ASPI ad una transazione che giorno dopo giorno stiamo scoprendo sempre più vantaggiosa per l’ASPI stessa, non sarebbe passato inosservato il silenzio su una trattativa tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Società Arcelor Mittal per il centro siderurgico di Taranto, una trattativa che ormai dura da cinque mesi e che rischia di concludersi con la chiusura del centro siderurgico e con una crisi occupazionale di oltre 25.000 unità lavorative. Questa freddezza nei comportamenti rende completamente diverse le caratteristiche istituzionali che avevano caratterizzato il nostro Paese fino a soli due anni fa e, cosa davvero preoccupante, lo rende sempre più simile a Paesi privi di regole e di garanzie istituzionali, lo rende sempre più simile ad un Paese la cui capitale è Mogadiscio.

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