NON PENSIAMO SOLO AI PROGRAMMI E ALLE ANALISI MACROECONOMICHE, IMPEGNIAMOCI A MODIFICARE L’ ABITUDINE A “NON FARE” DEGLI ULTIMI CINQUE ANNI

Le scadenze future sono ricche di impegni e cariche di certezze sempre denunciate da una compagine di governo che, ormai, da oltre un anno ci racconta e ci prospetta impegni programmatici legati sempre a scadenze che in realtà sono legate a calendari che si evolvono nel tempo ma che producono solo rincorse verso scadenze che verranno dopo. Ora, ad esempio, abbiamo tre scadenze istituzionali: la presentazione della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF), la presentazione del Disegno di Legge di Stabilità del 2021 e la definizione del Recovery Plan. Tre documenti, tre atti che in realtà comportano la predisposizione di dettagliate proposte da cui dovrebbero emergere delle chiare indicazioni sia sulle coperture, sia sugli scenari tendenziali dell’assetto economico del Paese nel medio e lungo periodo, sia un quadro analitico delle evoluzioni del Prodotto Interno Lordo, sia infine un capitolo a sé stante delle azioni mirate sulle aree in crisi. Ora però cominciano a trapelare una serie di notizie che invece ci preoccupano.

Comincio riportando le dichiarazioni del Ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri cariche di ottimismo; “il rimbalzo del PIL nel terzo trimestre” ha precisato Gualtieri “sarà maggiore del previsto e ciò si evince da un ampio set di indicatori”. Gualtieri è tornato a spiegare che “la caduta media annuale del PIL italiano non sarà a due cifre”. E, sempre Gualtieri ha ribadito “la stima esatta sarà pubblicata a fine settembre con la Nota Aggiuntiva al DEF”. Di altri temi caldi ha parlato inoltre il Ministro sempre al Forum di Cernobbio. Ha assicurato che il Governo non attenderà la scadenza di aprile 2021 ma presenterà “ufficialmente” i progetti per il Recovery Fund e tali progetti e tali investimenti dovranno avere una organicità per evitare che siano fra loro scollegati”. Diverse le aree di intervento citate dal Ministro fra cui la “digitalizzazione, l’innovazione, le infrastrutture, la formazione, la salute, la ricerca e la decarbonizzazione”. Ed ha concluso: “L’ambizione è alta e l’impegno non è riportarci a quell’Italia di prima crisi che non era forte equa e sicura, ma l’impegno è ritrovarci a uscire dall’ emergenza in un paese migliore”.

Appare evidente che alla fine dell’anno, anzi alla fine del mese di ottobre con la presentazione del Disegno di Legge di Stabilità ci ricorderemo di queste dichiarazioni, di queste previsioni ottimistiche e di questi impegni; sin da ora però ritengo utile precisare che, pur ritenendo il PIL un indicatore poco significativo, non credo che la possibile impennata del PIL nel terzo trimestre possa modificare in modo sostanziale il crollo del Prodotto Interno Lordo così come anticipato dall’ISTAT e da tanti organismi preposti all’analisi dei dati macroeconomici; ma anche se questo si verificasse, cioè si passasse dal 12,8% al 9%, non possiamo assolutamente considerarlo un fattore incoraggiante soprattutto se si considera che alcuni comparti produttivi come quello delle costruzioni è passato, nella partecipazione alla formazione del PIL, dal 15% addirittura al 5% e non possiamo neppure sottovalutare che contestualmente si è amplificato ulteriormente la distanza tra il PIL pro capite del Centro Nord e quello del Sud: una distanza che per alcune realtà supera addirittura il 60% (Caltanissetta 16.000 euro – Varese 41.000 euro). Quello che spero stia preparando il Ministero dell’Economia e delle Finanze non è un quadro programmatico tipico degli anni passati, una elencazione di obiettivi e una contestuale erogazione di risorse per traguardarli, quest’anno è necessario, per la prima volta nella storia della presentazione in Parlamento di una Legge di Stabilità, definire, in modo inequivocabile, gli scenari di medio e lungo periodo che caratterizzeranno il Paese. In realtà il Governo deve convincersi che in questo anno, in questo particolare momento storico, forse sarebbe bene ricorrere alla redazione di una Legge di Stabilità non annuale ma con un respiro triennale, con un respiro capace di insilare nelle varie annualità 2021, 2022 e 2023 le reali entrate provenienti dai vari fondi comunitari; cioè non definire nei dettagli le coperture del 2021 e le possibili coperture programmatiche del 2022 e 2023 ma garantire in modo definitivo le allocazioni finanziarie nell’intero triennio.

In proposito ricordo che sarebbe utile fissare subito i seguenti riferimenti finanziari: il Fondo di Coesione e Sviluppo 2021 – 2027, il Recovery Fund 2021 – 2026, il SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) 2021 e 2022, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Anche se trattasi di finalità e di logiche differenti la Legge di Stabilità dovrebbe, da subito, fornire un quadro organico e dettagliato sull’utilizzo, un quadro dettagliato dei tiraggi di cassa, un quadro dettagliato delle possibili interferenze tra organo centrale e organo locale, un quadro puntuale sugli effetti di spiazzamento desiderabili, cioè l’identificazione di quanto può essere finanziato con risorse nazionali e quanto con prestiti europei. Non possiamo, in realtà perdere questa grande occasione legata ad un comportamento della Unione Europea che di fronte alla pandemia ha riacceso gli approcci tipici dei padri fondatori della Unione Europea, gli approcci che davano alla Unione il ruolo e la funzione di garante del superamento delle crisi, del superamento di congiunture dannose per la crescita dell’intero assetto comunitario.

Quindi il lavoro che il Ministro Gualtieri dovrà fare e portare a temine in questi prossimi trenta giorni non solo è impegnativo ma, a mio avviso, è completamente diverso da quello che, dalla istituzione della Legge Finanziaria e poi Legge di Stabilità, aveva caratterizzato i vari strumenti normativi prodotti annualmente entro la scadenza del 31 dicembre.

Dopo il Ministero dell’Economia e delle Finanze un altro Dicastero che dovrà necessariamente seguire una vera rivoluzione metodologica è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; un Ministero che parte già con un forte handicap quello legato alla capacità della spesa: nell’ultimo quinquennio dei 54 miliardi di euro di Fondi comunitari ne ha spesi solo forse 6 miliardi di euro. Questo dato sicuramente il Ministero lo riterrà non valido perché questa responsabilità è anche delle Regioni ma trattandosi di risorse destinate ad infrastrutture queste giustificazioni sono davvero discutibili. Sarà opportuno allora conoscere da subito quale sia il quadro pianificatorio di tutte le proposte e quale sia l’articolazione delle azioni necessarie per dare reale concretezza a tali proposte con la indicazione dettagliata del livello di progettazione, del processo autorizzativo e del documentabile avanzamento dei lavori. In fondo il Ministero dovrebbe produrre un vero Action Plan, cioè un documento in cui le singole proposte infrastrutturali e le varie indicazioni di supporto gestionale di alcuni comparti partecipano nel raggiungimento, in un arco temporale preciso, di ritorni positivi, di misurabili contributi alla crescita. In questo il Gruppo Ferrovie dello Stato, al cui interno c’è anche l’ANAS, il comparto dei concessionari autostradali, i gestori dei nodi logistici (porti, aeroporti, interporti), i gestori diretti ed indiretti delle aree metropolitane, diventano i veri attori della intera programmazione e come tali dovrebbero, lo spero, essere stati già coinvolti a dare contezza operativa ad un simile Action Plan. Tale strumento non può accettare un elenco di interventi come quello prospettato dalla Ministra De Micheli nel Programma “Italia Veloce” perché non occorre oggi disegnare quadri programmatici frutto di equilibri e di compensazioni a scala territoriale, non ha senso “elencare titoli” mirati essenzialmente all’acquisizione di un consenso che sarà difficile ottenere e che sicuramente potrebbe trasformarsi in un boomerang di fronte alla incapacità di dare concreta attuazione ad operazioni prive di concretezza operativa.

Mi fermo qui perché queste mie considerazioni difficilmente troveranno un riscontro mentre fra meno di trenta giorni avremo modo di leggere quale sia la soglia di irresponsabilità che il Governo sia stato in grado di recepire per approfittare o meno di una contingenza positiva irripetibile.

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