E ADESSO L’APPUNTAMENTO PIÙ DIFFCILE È QUELLO DELLA LOGISTICA

Ci aspetta ora l’appuntamento più difficile, ci aspetta una operazione complessa che deciderà se questa compagine di Governo, addirittura se questa maggioranza, possa portarci, così come attualmente composta, alle elezioni politiche del 2023 o se, invece, sia finito questo anomalo matrimonio. E questo evento, questa occasione decisiva si chiama “vaccinazione contro il Covid”.

Prende corpo così la funzione che riveste una sommatoria di componenti e che nel terzo millennio, fortunatamente, è supportata da una serie di riferimenti tecnico – amministrativi che consente, davvero, di ben sperare sulla buona riuscita di una operazione chiave essenziale per vincere la pandemia. Però proprio per la dimensione, siamo circa 60 milioni, per la articolazione e la distribuzione della popolazione su un territorio di 300.000 chilometri quadrati in cui in modo capillare trovano consistenza abitativa circa 8.000 comuni, per la specificità della struttura della popolazione oltre un terzo ha più di sessanta anni e quindi a rischio, per la carenza nel territorio di centri sanitari adeguatamente attrezzati e funzionali alla somministrazione del vaccino, tutto diventa complesso, tutto diventa difficile se non si è in grado di ottimizzare al massimo ciò che oggi chiamiamo “supply chain management”; cioè se non rispettiamo, in modo organico, i canoni della gestione della intera catena di distribuzione; trattasi di un sistematico e strategico coordinamento delle tradizionali funzioni aziendali e delle tattiche prima all’interno di ogni centro di produzione  e poi lungo i vari membri della catena di distribuzione. In realtà tutte le componenti di un processo logistico, dai siti fissi alle reti, dalle componenti tecnologiche a quelle gestionali, dalle caratteristiche modali a quelle più legate alla evoluzione dei vari itinerari, vengono gestite con un approccio organico ed unitario.

Senza dubbio la supply chain management è la logica più innovativa e, al tempo stesso, più organica soprattutto nella ricerca della ottimizzazione dei sistemi logistici. Appare evidente che in questa delicatissima operazione la parte più critica sia quella legata alla vaccinazione della fascia cosiddetta “a rischio”; quella che, come detto prima supera la fascia di età di sessanta anni: trattasi di circa 18 milioni di cittadini che vivono e vivranno questa occasione con un chiaro ed umano complesso: la corsa verso la vita e quindi la corsa verso una data sempre più vicina, sempre più certa perché tutti, dico tutti, in questa fascia di età si è convinti che il tempo rappresenti un forte fattore di rischio, una probabilità positiva persa. Ebbene, questo naturale complesso, questa che a livello psichico è, a tutti gli effetti, una vera forma pandemica senza dubbio critica e preoccupante come il virus, può e deve essere vinta e superata proprio dalla efficienza della logistica con cui il Paese risponderà. La intera catena è formata da mezzi di trasporto, da organizzatori territoriali, da medici, da infermieri, da siti diffusi sul territorio; ogni singolo elemento di tale catena, di tale articolata filiera deve rispondere, in modo davvero eccellente, ai vari input, ai vari riferimenti organizzativi definiti sin dall’inizio da chi gestisce l’intero processo perché ogni possibile crisi o non efficiente funzionamento di uno dei vai riferimenti della catena rischia di bloccare automaticamente l’intero impianto logistico.

In questi primi dieci mesi di pandemia la logistica ha senza dubbio svolto un ruolo determinante, tuttavia ha coinvolto direttamente ed indirettamente un numero di persone pari a circa 4 – 5 milioni, un numero di persone sottoposte a controlli, una popolazione interessata a effettuare verifiche attraverso i tamponi o attraverso altre forme di test, da gennaio in poi invece prenderà corpo una operazione massiccia e capillare che vede come diretto certificatore del processo la popolazione intera del Paese.

In realtà, come accennavo prima, diventa questa una vera verifica della efficienza della cosiddetta “macchina del Governo”; una macchina che giustamente ha preferito avocare a se la intera gestione non delegandola alle Regioni; una macchina che dopo la gestione della prima e della seconda fase della pandemia ha spesso e volentieri giocato con l’equivoco delle responsabilità centrali e locali cercando sempre di addossare alle Regioni i fallimenti e le gravi crisi di alcuni ambiti territoriali e di alcuni centri sanitari senza mai ricordare che il Paese non disponeva di un Piano aggiornato per rispondere ad una emergenza pandemica; uno strumento questo che doveva produrre lo Stato e non le Regioni. Ora la sfida è con un programma operativo non facile, con un processo logistico complesso; solo a titolo di esempio ricordo alcuni dati: si calcola che un terzo dei vaccinati sarà diviso tra Lazio e Lombardia. Per velocizzare i tempi è necessario inviare un documento Regione per Regione con i numeri delle persone da vaccinare e i centri di consegna; le Regioni si sono impegnate a fornire tali dati entro il 13 dicembre scorso. Immediatamente questo materiale sarà girato alla Pfizer che in Europa ha un centro di produzione a Puurs, piccola città delle Fiandre. Da qui le fiale saranno trasportate all’aeroporto di Bruxelles e inviate in Italia. Dovranno restare a – 70 gradi. Le dosi saranno confezionate in speciali contenitori controllate da un sistema GPS che invia informazioni a Pfizer. Ogni scatola, con ghiaccio secco, contiene 4.875 dosi. Le vaccinazioni avverranno in Italia in 300 strutture ospedaliere

Ora però i diretti fruitori di questa complessa esperienza legata alla vaccinazione sono, in prima fase, circa 20 milioni di cittadini e un insuccesso produrrebbe un immediato crollo del consenso in una base elettorale di circa il 30%; a questa base però bisogna aggiungere la vasta fascia di familiari strettamente legata con questo primo bacino demografico; in realtà i soggetti direttamente ed indirettamente coinvolti superano i 30 milioni di abitanti. Tutto questo cosa significa: mentre i fallimenti vissuti con il blocco degli investimenti in infrastrutture, mentre gli errori commessi con i prodotti inutili come il “reddito di cittadinanza”, mentre i ripensamenti ed i cambiamenti su alcune determinate scelte come l’alta velocità, l’asse Torino – Lione, la Trans Adriatic Pipeline (TAP), l’impianto siderurgico di Taranto, la elencazione generica di ciò che dovrebbe essere il Recovery Plan, ripeto mentre tutti questi paradossali crolli strategici e programmatici la gente li dimentica o li valuta senza una immediata reazione, senza un immediato crollo del proprio consenso, la mancata efficienza del processo logistico che assicurerà la vaccinazione diventerà, a mio avviso, una possibile motivazione per porre la parola fine a questa patetica Legislatura.

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