FINO A POCHI GIORNI FA ERANO I GIORNI DELLA “MERLA” ORA NON SIAMO PIÙ NELLA “MERLA”

Molti riterranno questo mio sfogo un tipico atto di sciacallaggio perché approfitto della fine della stagione più incosciente della storia politica della nostra Repubblica, perché approfitto di questa fine del Governo Conte per denunciare le gravi responsabilità di questo carro di Tespi (i Carri di Tespi erano dei teatri mobili realizzati attraverso strutture di legno, di cui si servivano i comici del teatro nomade popolare italiano) un carro che dal mese di marzo del 2018, cioè da quasi tre anni ha, giorno dopo giorno, mese dopo mese, distrutto le potenzialità di questo Paese. Il mio non è uno sciacallaggio perché con un ritmo sistematico (due volte a settimana con i miei blog nelle “stanzediercole”) ho denunciato i comportamenti di una compagine di Governo che ha, in tre anni, distrutto la immagine di uno delle componenti della stessa compagine: mi riferisco al Partito Democratico.

Ora, finita questa triste nottata, qualcuno chiederà agli schieramenti che si sono succeduti nella gestione della cosa pubblica dal marzo del 2018 ad oggi un bilancio di ciò che si è fatto e di ciò che non si è fatto. Ed allora avendo seguito in modo capillare tutte le fasi, tutti i vari passaggi penso sia oggi possibile effettuare una serie di quesiti.

Come mai alla fine del 2020, in particolare alla fine del mese di novembre, si è scoperto che nessuno degli interventi del comparto infrastrutture era stato attivato per mancanza dei relativi Decreti Attuativi; per mancanza cioè dei provvedimenti necessari per dare concreto avvio alle opere. Si è data subito la colpa ai “burocrati”, sì a quella famiglia dello Stato difficilmente identificabile; invece no! la responsabilità è della macchina del Dicastero o dei Dicasteri competenti che si chiama “Gabinetto” del Ministro. Una parte del Dicastero che volutamente e non per ignavia ha filtrato e spesso bloccato i vari provvedimenti

Come mai del lavoro prodotto da una Conferenza degli Stati Generali convocata nel mese di giugno del 2020 dal Presidente Conte e coordinata dal manager Vittorio Colao sia rimasto solo un documento completamente ignorato; eppure il manager Colao ha coordinato un comitato di esperti il cui compito era quello di produrre idee e proposte per riformare il Paese sfruttando i fondi europei in arrivo con il Recovery Fund.

Come mai dal 25 luglio 2020 (data di conferma da parte della Unione Europea del volano di risorse assegnato all’Italia dal Recovery Fund) al mese di gennaio, cioè in un arco temporale di sei mesi, non si sia stati in grado non di pensare, non di scrivere ma di tentare di definire un itinerario di proposte coerente alle Linee Guida che nel mese di settembre prima e poi nei mesi di novembre e dicembre gli Uffici competenti della Unione Europea avevano correttamente inoltrato ai nostri Dicasteri competenti

Come mai il 20 febbraio 2020 è stato presentato un Piano del Sud, anzi un “Piano Sud 2030, sviluppo e coesione per l’Italia” elencando i vari interventi, definendo varie finalità strategiche, interessanti strumenti mirati ad un rilancio della economia del Mezzogiorno e dell’intero Paese, però dopo quasi un anno non sia partito nessun nuovo intervento ma solo si è data continuità a due opere della Legge Obiettivo approvate nel 2014 come l’asse AV/AC Napoli – Bari ed un lotto della Strada Statale 106 Jonica

Come mai l’attuale compagine di Governo ha prodotto nel 2019 una Legge di Stabilità 2020 ricca di risorse in conto esercizio (cioè ricca di assistenzialismo e di sussidi) e priva di risorse in conto capitale (appena 786 milioni destinati in opere pubbliche). Una scelta che trova solo una vergognosa motivazione: garantire la sistematica erogazione annuale di circa 16 miliardi per assicurare gli “80 euro per i salari minimi” ed il “reddito di cittadinanza”

Come mai questa compagine di Governo ha prodotto una Legge di Stabilità 2021 utilizzando come copertura per oltre il 60% risorse non disponibili e che forse lo saranno alla fine dell’anno 2021 o addirittura nel primo semestre del 2022, cioè risorse provenienti dal Recovery Fund

Come mai il Governo non abbia detto nulla su come utilizzare le risorse non ancora impegnate del Fondo di Coesione e Sviluppo 2014 – 2020 pari a circa 30 miliardi di euro (risorse da spendere entro il 31 dicembre 2023, oltre tale data si perderebbero definitivamente) invece si è preferito utilizzare quota parte delle risorse del Fondo di Coesione e Sviluppo 2021 – 2027, un Fondo ancora non definito e non disponibile, per implementare il valore globale del Recovery Plan con un importo aggiuntivo di 20 miliardi di euro. In questa operazione penalizzando ancora una volta il Mezzogiorno in quanto i 20 miliardi per legge devono essere assegnati per l’80% al Sud e invece in questo caso sono assegnati al Mezzogiorno solo 4 miliardi

Come mai l’ex Ministro del Sud Barbara Lezzi e l’attuale Ministro, sempre del Sud, Giuseppe Provenzano hanno praticamente spento in modo irreversibile l’attenzione del Governo sulla emergenza Mezzogiorno. La Lezzi nel 2018 prese visione che del Programma relativo al Fondo di Coesione e Sviluppo pari a circa 54 miliardi di euro erano stati impegnati solo 24 miliardi e spesi appena 6 o 7 miliardi e per un anno c’è stato solo un sistematico e ripetitivo annuncio sui rapporti con le Regioni per dare attuazione ai programmi PON (Piani Operativi Nazionali) e POR (Piano Operativi Regionali) ma solo annunci, solo impegni e il Sud è rimasto privo di risorse che se spese avrebbero incrementato di almeno 3 punti il PIL del Mezzogiorno. Il Ministro Provenzano ha continuato imperterrito nella politica degli annunci aggiungendo ultimamente una proposta, inserita nella Legge di Stabilità, di esonero contributivo dal versamento dei contributi dei datori di lavoro privati del Sud. Una proposta però, inserita nella Legge ma vincolata al parere della Unione Europea.

Come mai questa irresponsabile gestione della emergenza “Taranto”; una emergenza che ha visto come responsabili tre distinti Ministri, in questi quasi tre anni di Governo Conte I e Conte II, in particolare il Ministro Di Maio e il Ministro Patuanelli entrambi responsabili del Ministero dello Sviluppo Economico e la Ministra del Sud Lezzi. I primi due non sono riusciti in tre anni a ridare continuità funzionale all’impianto siderurgico e la ex Ministra Lezzi, variando una delle garanzie contrattuali iniziali, ha praticamente aperto un contenzioso con il gestore; un contenzioso ancora non risolto che rischia di trasformarsi in una vera bomba sociale con la perdita di oltre 20.000 posti di lavoro.

Come mai la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli abbia assunto impegni e annunciato piani e programmi molto distanti dalle soglie della concretezza; mi riferisco, solo a titolo di esempio all’impegno assunto appena nominata di varare entro il 2019 il Nuovo Regolamento Appalti, al programma delle infrastrutture denominato “Italia Veloce” di importo globale pari a circa 200 miliardi di euro e con una disponibilità, purtroppo non vera come da me denunciato più volte, di 130 miliardi di euro, di aver nominato una commissione di esperti per decidere entro il 15 ottobre 2020 quale scelta effettuare per il collegamento stabile tra la Sicilia ed il continente. Tutti atti che oggi possiamo archiviare come semplici “annunci”.

Come mai, e questo ritengo sia uno degli interrogativi più preoccupanti, nei sedici mesi che separano la Nota di Aggiornamento al DEF, la prima del Conte 2, dall’ultimo scostamento di bilancio approvato per finanziare l’ipotetico decreto Ristori 5 il Governo uscente e il Parlamento abbiano approvato in 7 occasioni un deficit aggiuntivo per 426,8 miliardi (come riportato da “Il Sole 24 Ore”) a valere sugli anni dal 2020 al 2026. Se si vuole considerare invece il periodo “coperto” dal Recovery Plan, cioè il 2021 – 2026, i miliardi di indebitamento netto aggiuntivo rispetto al programma iniziale sono 302,6. La cifra supera abbondantemente i 209 miliardi che compongono la quota italiana del Recovery Plan molti dei quali, tra l’altro, sostituirebbero il debito nazionale per finanziare interventi già previsti nei programmi di finanza pubblica. Questo è il difficile ed incomprensibile dilemma che non so come sarà possibile sanare e superare sia nel prossimo Documento di Economia e Finanza sia nelle necessarie attività di correzione della finanza pubblica a partire dall’agosto 2019.

Mi fermo qui perché, ripeto, molti penseranno che questi miei interrogativi se non sono banali forme di sciacallaggio sono, quanto meno, pure cattiverie nel raccontare e nel descrivere il vuoto politico e istituzionale che il club Conte ci ha regalato in tre anni indossando vesti e comportamenti che, a mio avviso, effettuando una lettura dei Governi che si sono succeduti in 70 anni della Repubblica non siamo in grado di trovare. In realtà in questi tre anni la compagine di Governo era solo una sommatoria di Ministri e non un organo capace di difendere davvero gli interessi del Paese, confermando in tal modo quel detto che recita: dieci incapaci messi insieme non danno vita ad uno capace.

Tuttavia dobbiamo ringraziare il professore Giuseppe Conte perché in questi suoi tre anni di Governo ci ha fatto capire di nuovo la esigenza di riscoprire la importanza della competenza e, al tempo stesso, ci ha fatto prendere le distanze dalla miriade di improvvisatori nati nell’arco di pochi anni proprio nel mondo delle istituzioni.

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