UNA DONNA DEL SUD AL MINISTERO DEL SUD

Non credo molto alle conferenze allargate in cui vengono affrontati e dibattuti più argomentazioni e non credo perché di solito sono occasioni per ricordare, per denunciare determinate criticità, determinate emergenze ma alla fine tutto rimane una interessante esercitazione mediatica il cui unico merito è quello di dimostrare ai partecipanti di essere direttamente o indirettamente attori e conoscitori di tematiche essenziali per la crescita e lo sviluppo del Paese. Quindi ero scettico della iniziativa della Ministra Mara Carfagna relativa alla convocazione degli Stati Generali sul Sud, ero scettico sulla consultazione pubblica fissata per il 23 ed il 24 marzo ed ero anche critico sul titolo dell’incontro “Più progetti, meno conflitti”. In realtà ritenevo che questa kermesse sarebbe stata solo una interessante vetrina per tutti coloro che, ricoprendo un ruolo istituzionale, ritenevano opportuno testimoniare la propria esistenza ed il proprio contributo nella soluzione delle difficili criticità che da sempre assillano il Mezzogiorno del Paese.

Dopo aver seguito attentamente tutti gli interventi ho confermato integralmente le mie perplessità fino alle conclusioni della Ministra Carfagna; mi ha colpito infatti, in modo particolare, il suo grido di dolore lanciato con questa frase: “Al Sud è difficile inseguire i propri sogni, i ragazzi del Sud non credono che sia possibile realizzare i propri sogni. Bisogna attuare una volta per tutte il dettato della Costituzione che impone che siano garantiti livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale; nascere al Sud non deve essere una discriminazione per l’accesso alla istruzione, al trasporto pubblico locale, ai servizi in genere; basta essere discriminati sul luogo della residenza; basta alla spesa storica che dà zero a chi ha zero”. Dopo questo felice attacco la Ministra ha anche ridisegnato degli obiettivi senza dubbio scontati ma da molto tempo solo annunciati; ha in particolare delineato tre tessere chiave del mosaico che caratterizza il suo Dicastero: il Mezzogiorno dei diritti, il Mezzogiorno dello sviluppo e il Mezzogiorno del Lavoro.

Sono tre tessere di una realtà socio economica completamente distante dai livelli di crescita del resto del Paese ma la Carfagna ha, sempre nel suo intervento finale, ricordato che l’unico grande risultato dell’incontro è stata la presa d’atto di un Mezzogiorno che non si piange addosso ma che rivendica proprio in quelle tre tessere una forza ed una capacità tale non solo per rivendicare un ruolo ma per ricordare che il comportamento della Unione Europea nei confronti del nostro Paese trova proprio nel Mezzogiorno la chiave vincente che ha reso possibile una rilevante disponibilità di risorse del Recovery Fund.

In realtà senza che nessuno dei relatori lo richiamasse e senza che la stessa Ministra lo ricordasse è emerso chiaramente che l’Italia ha ottenuto una linea di credito così ricca ed imprevedibile grazie a quanto è espressamente ribadito nell’articolo 174 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE); tale articolo stabilisce che, per promuovere il suo generale sviluppo armonioso, “l’Unione sviluppa e prosegue l’azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale. Inoltre, a norma del medesimo articolo, l’Unione mira in particolare a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite. Gli sforzi per la riduzione delle disparità dovrebbero andare a beneficio soprattutto delle regioni insulari e periferiche. Nell’attuazione delle politiche dell’Unione è opportuno tenere conto delle diverse posizioni di partenza e specificità delle regioni”.

Appare, quindi, evidente che questa obbligata azione della Unione Europea verso il nostro Mezzogiorno non può limitarsi ad una azione programmatica, ad un semplice impegno a garantire un rilevante trasferimento di risorse ma deve essere invece in grado di ribaltare integralmente l’approccio finora seguito.

Quindi il mio apprezzamento per le conclusioni della Ministra Carfagna crolla se contestualmente al suo impegno non dovessero trasparire azioni immediate e misurabili; mi spiace dirlo ma anche le conclusioni della Ministra diventerebbero inutili ed insignificanti come tutte le esperienze accumulate in passato dalle riunioni degli Stati Generali. Il Ministero del Sud e della Coesione Territoriale non è un Dicastero di spesa ma è un Dicastero che può denunciare proprio la mancata spesa e quindi diventare non la sede per dibattere, per prendere atto delle criticità ma per essere il lievito capace di far davvero crescere e sviluppare ciò che finora non è cresciuto e non si è sviluppato. Faccio alcuni esempi:

– Una determinata impresa di costruzioni ha vinto la gara per la realizzazione della autostrada Caianello – Benevento (Telesina); è stato concluso l’affidamento; è quindi indispensabile conoscere quando aprono i cantieri e, in caso di ritardi non motivati, subentrare nelle competenze della stazione appaltante

– L’iter istruttorio della strada Maglie – Santa Maria di Leuca, dura da almeno otto anni, siccome una parte delle risorse è disponibile verificare i motivi della prolungata stasi e se non viene bandita la gara e affidati i lavori entro e non oltre 90 giorni va annullata la competenza della attuale stazione appaltante e tutto viene trasferito ad un altro organismo istituzionale

– L’intervento relativo all’asse autostradale Ragusa – Catania approvato dal CIPE da ormai otto mesi, allo stato attuale non risulta ancora avviato a realizzazione; verificati i motivi del mancato avvio nel caso in cui non sia possibile affidare i lavori entro 60 giorni revocare le attività all’attuale stazione appaltante e dare mandato ad un altro organismo

– Lo scandalo del “Ponte sullo Stretto”; un’opera cantierabile, un’opera inserita nelle Reti TEN – T della Unione Europea, un’opera che ha già visto spostare in Calabria una tratta ferroviaria per consentire la realizzazione di una delle due pile del Ponte, un’opera bloccata ma non bocciata dal Governo Monti nel 2011 per motivi di carenza di risorse pubbliche, un’opera che però non può rimanere ferma ormai da oltre otto mesi presso una Commissione istituita dalla ex Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una Commissione che sta esaminando e comparando soluzioni già esaminate e scartate undici anni fa. Di fronte ad una simile ingiustificata stasi e in presenza di risorse del Fondo di Coesione e Sviluppo 2014 – 2020 (risorse che se non utilizzate si perdono definitivamente) il Governo ed il Parlamento e non un Dicastero decidano, senza ricorrere a comportamenti ipocriti, se fare o meno questo intervento. Il motore di questa azione strategica può e deve essere proprio la Ministra Mara Carfagna

Potrei continuare ad elencare tante opere ferme con progetti già approvati come: la “Camionale di Bari” (una strada che collega direttamente l’Autostrada A1 con il porto di Bari), la strada statale 106 Jonica di cui solo dopo sei anni è partito un primo lotto e potrebbero essere attivati in poco tempo altri lotti in modo da completare una arteria chiave per lo sviluppo della vasta area ionica calabrese, il completamento dell’asse viario Palermo – Agrigento e Agrigento – Caltanissetta, il collegamento ferroviario tra il porto di Napoli e la piastra logistica Nola – Marcianise.

Dopo il dibattito, dopo aver ascoltato per la ennesima volta la assurda ed immotivata distanza tra le economie del Sud e quelle del Centro Nord, dopo aver riscontrato per la ennesima volta che a Caltanissetta il PIL pro capite non supera 17.000 euro e a Varese raggiunge la soglia di 39.000 euro, al Dicastero del Mezzogiorno e ad una Ministra del Sud compete un vero atto riformatore non solo denunciando questa stasi di infrastrutturazione che vale oltre 18 miliardi di euro e quindi una forte incidenza sul PIL, ma ridando al Dicastero la sua congeniale finalità: evitare che del Mezzogiorno si parli rinviando al futuro la soluzione delle sue criticità.

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