LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO GIOVANNINI IN PARLAMENTO: UNA CHIARA E MOTIVATA DECISIONE DI NON REALIZZARE IL PONTE SULLO STRETTO. CI CHIEDIAMO SE DRAGHI CONDIVIDA UNA SIMILE SCELTA

Sentendo le dichiarazioni del Ministro Giovannini in Parlamento sul Ponte sullo Stretto si rimane davvero sconcertati e nasce spontaneo un interrogativo: cosa ne penserà il Presidente Draghi.

Per essere quanto più oggettivo riporto alcuni passaggi che, onestamente, mi hanno ulteriormente convinto che una parte dell’attuale maggioranza ed in particolare l’attuale Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili si sia deciso di non realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Nei punti che seguono ci sono sinteticamente riportate le dichiarazioni del Ministro e le mie controdeduzioni.

– La Commissione del Ministero dell’Ambiente in occasione della Verifica di Impatto Ambientale ha precisato che: “erano state onorate 6 verifiche di ottemperanza, 18 lo erano state parzialmente e solo una non era stata adeguatamente onorata e quindi la Commissione aveva redatto le previste prescrizioni e raccomandazioni”

Ho esaminato attentamente circa 60 pareri prodotti dalla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ed ho trovato in tutte, ripeto in tutte, una tipica liturgia di approvazione con prescrizione e raccomandazione identica a quella del ponte ed anzi è davvero encomiabile che su 25 verifiche di ottemperanza solo una sia mancante.

– Condivido, (sono sempre precisazioni del Ministro) che le osservazioni sul project financing debbano essere fatte dall’apposita Commissione della Presidenza del Consiglio; preciso che la Commissione istituita presso il Ministero delle Infrastrutture aveva solo sollevato delle proposte in merito ad una partecipazione pubblica più consistente vista la dimensione del costo dell’opera

Appare evidente che l’unica Commissione legittimata a fornire pareri ed apprezzamenti è quella prevista per Legge e non attraverso una “Determina” presa da un Dirigente di un Dicastero, ma, cosa ancor più grave, si fa riferimento ad un costo e ad una dimensione economica del progetto che la Commissione del Ministero non ha condiviso e quindi si fa riferimento ad un valore inesistente

– Non è stato inserito il progetto del ponte nel PNRR perché non avrebbe rispettato la scadenza temporale del 2026 e si sono messi nel PNRR gli interventi dell’asse ferroviario ad alta velocità Salerno – Reggio Calabria solo i lotti funzionali. La Unione Europea non avrebbe accettato l’inserimento di tratte non funzionali. In merito alla parte restante dell’asse ad alta velocità Salerno – Reggio Calabria le relative esigenze finanziarie sono assicurate nello “scostamento di bilancio”

La Unione Europea avrebbe accettato, come d’altra parte fatto per il Recovery Plan francese, olandese, spagnolo, ecc., proposte articolate in due distinte fasi: una delle opere rientranti nella scadenza del 2026 ma funzionali ed una slegata da tale scadenza; ebbene sarebbe stato possibile realizzare opere a terra funzionali ed operative sin da subito e rinviare ad altra data la realizzazione del ponte. In tal modo il ponte sarebbe entrato nel PNRR. In merito alla copertura delle altre tratte della Salerno – Reggio Calabria attraverso lo “scostamento di bilancio” purtroppo questo non risulta in nessun atto formale

– Per poter disporre in tempi brevi di un documento difendibile affideremo alla Società ITALFERR del Gruppo Ferrovie dello Stato lo studio di fattibilità. Uno studio che sarà disponibile nella primavera del 2022 (giugno) in modo da poter inserire le esigenze finanziarie dell’opera nella Legge di Stabilità del 2023

Purtroppo il Ministro Giovannini dimentica che per redigere lo studio sarà necessario effettuare una gara internazionale e quindi mi meraviglio che una simile decisone sia stata solo pensata. Non sappiamo neppure come possa essere realizzato in pochi mesi uno studio di fattibilità che metta in dubbio le scelte e gli studi già fatti. Il Ministro dimentica forse cosa sia il “danno all’erario”; un danno che ricadrebbe solo su di lui perché sono sicuro che difficilmente il Presidente Draghi condividerebbe questa serie di decisioni

– L’opera del ponte fa parte di uno dei Corridoi delle Reti TEN – T quindi sicuramente la Unione Europea non può mettere in dubbio la essenzialità dell’opera; però il vero problema sta nel fatto che l’apposita Commissione della Unione Europea preposta all’esame del nostro Recovery Plan non avrebbe potuto discutere di nessuna proposta disponibile, di nessun progetto

Intanto il Ministro Giovannini riconosce formalmente la presenza dell’opera nelle Reti TEN – T e mi spiace che non sappia che per l’inserimento dell’opera nelle Reti TEN – T è stata effettuata una approfondita istruttoria nel 2002 conclusasi nel 2004 ed una ulteriore istruttoria nel 2009 conclusasi nel 2014. Questa documentazione è in possesso della Unione Europea e del nostro Governo e sarà la Unione Europea a chiedere le motivazioni di questo mancato inserimento nel nostro Recovery Plan e sarà difficile fornire giustificazioni e, come detto al punto precedente, aumenteranno le responsabilità che hanno prodotto un simile misurabile “danno all’erario”

Mi fermo qui perché dalle mie considerazioni penso emerga chiaramente una forte delusione su quanto argomentato dal Ministro Giovannini; una delusione che non ritengo possa essere superata pensando ai rischi che il Ministro incontrerà per il possibile danno all’erario o per il possibile atteggiamento critico che prima o poi il Presidente Draghi manifesterà nei suoi confronti, quanto invece per la perdita ancora una volta di una occasione irripetibile per il Mezzogiorno e per il nostro Paese. Una decisone che rende inutile la offerta ferroviaria nell’intera isola siciliana, una decisone che pone fine alle potenzialità strategiche di un porto come quello di Augusta, una decisone che continua a far pesare sulla Sicilia e sul Mezzogiorno un crollo annuale del PIL di oltre 6 miliardi di euro.

Unica consolazione è che i cittadini del Mezzogiorno e della Sicilia non credono più nelle false promesse e questo penso sia un problema per un Governo che dice di credere nella crescita e nello sviluppo del Sud.

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