IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA NON È IL PALTÒ DI NAPOLEONE

Abbiamo tante emergenze e tante criticità e quindi per riuscire ad evitare e a ridimensionare un obbligato crollo del fisiologico ottimismo che caratterizza la attuale compagine di Governo è necessario per un attimo tentare di sorridere, di scherzare; per questo volendo per un attimo passare dal serio al faceto ho ritenuto utile riportare prima un comunicato rilasciato all’ANSA dal Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini e poi una scena famosa del film Miseria e Nobiltà.

Il Ministro Giovannini pochi giorni fa, in particolare il 21 febbraio, ha, nel corso del convegno “Italiadomani – Dialoghi sul Piano di Ripresa e Resilienza”, formalmente spiegato: “Con le altre decisioni assunte dal Governo negli ultimi 12 mesi, per gli investimenti in questi settori come la rigenerazione urbana, il trasporto rapido di massa, la riqualificazione del parco mezzi, la mobilità sostenibile, non abbiamo solo 61 miliardi, ne abbiamo 103” spiegando che “nella legge di bilancio ci sono 36 miliardi per investimenti, 5,4 miliardi sono stati poi allocati la scorsa settimana come anticipo del fondo sviluppo e coesione“. Il ministro ha sottolineato che nel fondo “ci sono 73 miliardi complessivamente per i prossimi anni“. (ANSA).

Ebbene, come anticipato prima, passando dal serio al faceto, ho cercato di trovare una banale analogia con una parte della sceneggiatura del film Miseria e Nobiltà. Tra gli appassionati questa incredibile scena è conosciuta come “Il paltò di Napoleone” per la battuta finale di Totò (lo scrivano Felice Sciosciammocca) o come “sennò desisti” per una battuta-tormentone che Enzo Turco (il fotografo don Pasquale) ripete più volte al suo amico.

Il paltò di Napoleone si svolge nella misera casa condivisa da don Felice e don Pasquale.
Le due famiglie protagoniste di Miseria e nobiltà sono alla fame più nera. Don Pasquale decide di dare in pegno il suo cappotto in cambio di alcuni generi alimentari. Totò ha in braccio il cappotto di don Pasquale, e durante la scena, se lo coccola come se si trattasse di un bimbo.

Don Pasquale – Vai dallo sciarcuttiere qui alla cantonata,

Totò – Da chi?

Don Pasquale – Dallo sciacquettiere qui alla cantonata

Totò – E chi è questo sciacquettiere?

Don Pasquale – Il pizzicagnolo, il salumiere!

Totò – Il casatuoglio!

Don Pasquale – Il bottegaio! Gli lasci questa roba in pegno e ti fai dare un chilo e mezzo di spaghetti, non pigliare la pasta grossa che non la digerisco.

Totò – Pasquale con questa fame tu digerisci pure le corde di contrabbasso!

Don Pasquale – Ti fai dare una bella buatta di pomodoro perché a me gli spaghetti piacciono pieni di sugo. A proposito, il sugo come lo facciamo, con la salsiccia?? Con la salsiccia! Ti fai dare un chilogrammo di salsiccia. Non pigliare quella stantia, quella già fatta. C’ha la macchina tritacarne: piglia la pelle taratatà taratatà taratatà. E poi rimaniamo asciutti asciutti, solo spaghetti e salsicce? Vogliamo fare una bella padellata di uova? Uova in padella? Te le mangi, le uova?

Totò – Si, se me le dai me le mangio!

Don Pasquale – Allora 10 uova; assicurati che siano fresche, le agiti, se sono fresche le prendi, se no, desisti; come le vogliamo fare, con la mozzarella? Si, con la mozzarella, le uova vanno fatte con la mozzarella! Ti fai dare mezzo chilogrammo di mozzarelle di Aversa, assicurati che siano buone, pigli queste dita, premi la mozzarella, se cola il latte le prendi, se no desisti. Poi, che altro? Un po’ di frutta fresca. Ecco, ti fai dare pure cinque lire in contanti e vai dirimpetto dal vinaio a nome mio, di Don Pasquale il fotografo, e ti fai dare due litri di Gragnano frizzante, assicurati che sia Gragnano. Tu lo saggi; se è frizzante, lo pigli, se no…

Totò -… desisto!

Don Pasquale – Che altro? Tornando a casa, a fianco al portone c’è il tabacchino, prendi due sigari, uno per me e uno per te e il resto me lo porti.

Totò – Pasquale dimmi una cosa: ma qui dentro c’è il paltò di Napoleone?

Fortunatamente il Presidente del Consiglio Mario Draghi sa bene che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non è il “paltò di Napoleone”.

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