NELLE ULTIME ORE IL GOVERNO DRAGHI AVEVA CAPITO CHE VOLENDO  ERA POSSIBILE SUPERARE OGNI OSTACOLO  IL CASO DEL NODO FERROVIARIO DI BARI

Due settimane fa avevo scritto qualcosa sul nodo ferroviario di Baribloccato dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), ed avevo anche ribadito quanto fosse ancora importante la presenza di un Sindaco del Movimento 5 Stelle nella gestione di un Comune di questo Paese. E mi dilungai a lungo nel raccontare come fosse stato possibile bloccare un’opera del PNRR per un tempo forse illimitato. In particolare precisai in modo dettagliato che l’asse ferroviario che interessa il nuovo nodo di Bari attraversa la realtà comunale di Noicattaro dove esiste un insediamento archeologico che il Ministero dei Beni Culturali (non la Confraternita preposta alla organizzazione della festa del patrono) lo ha considerato di non rilievo artistico.

E malgrado sia la Regione Puglia, sia la Sovraintendenza si siano opposti al riconoscimento del parco, un Comitato locale, denominato “Le Vedette della Lama”, aveva presentato un ricorso al TAR che lo aveva accolto anche perché tale ricorso era supportato dal richiamato Comune di Noicattaro. Un blocco del genere in fondo era simile a quello effettuato, sempre in Puglia, per la Trans Adriatic Pipeline (TAP), un caso che ha prodotto un ritardo nella realizzazione della condotta di oltre un anno e che solo oggi stiamo capendo quanto sia stato folle quel comportamento, quanto abbia pesato sul bilancio energetico del Paese quell’immotivato ritardo.  

Questa volta però il blocco era stato attivato da un TAR e avevo sollevato una giusta osservazione: forse oltre al Parere da parte di coloro che partecipano al Dibattito Pubblico, al Parere del Ministero dell’Ambiente attraverso anche gli elaborati legati alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), al Parere del Ministero dei Bei Culturali e delle varie Sovraintendenze, al Parere della Conferenza dei Servizi al cui interno sono presenti tutti gli organismi direttamente o indirettamente interessati, al Parere del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla copertura finanziaria dell’opera, sarebbe stato opportuno procurarsi anche un parere propedeutico del Tribunale Amministrativo Regionale competente.

Invece, ha preso corpo una inimmaginabile azione del passato Governo Draghi, in realtà una azione che ha dimostrato apertamente che quando un Governo vuole davvero realizzare un’opera, quando vuole davvero evitare che il fattore tempo renda inutile ogni scelta strategica, ha gli strumenti adatti per farlo; infatti ha fatto sì che con un Decreto Legge, prodotto il 7 luglio, il Consiglio di Stato potesse applicare per la prima volta un provvedimento che impone alla giustizia amministrativa il rispetto delle scadenze del PNRR, scadenze che vanno considerate priorità assoluta per tutti gli organi dello Stato.

In realtà il Consiglio di Stato ha accolto la istanza cautelare di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) di sospensione delle misure cautelari decise dal TAR ed ha fissato al 21 luglio la camera di consiglio per la trattazione della domanda cautelare. Ed è interessante leggere attentamente l’articolo 3 di tale Decreto (riportato di seguito) perché si evince in modo chiaro quanto sia finalmente diventato essenziale il superamento di vincoli procedurali che finora producevano ritardi superiori addirittura ad un anno mettendo in crisi lo stesso PNRR.

Ma nel mese di giugno il Governo si era anche convinto che l’avanzamento delle opere del PNRR era solo teorico, era solo legato a previsioni ottimistiche e, in assenza di un Codice Appalti adeguato e, soprattutto, in presenza di una macchina dello Stato non cosciente di cosa sia il fattore tempo soprattutto nella fase progettuale ed autorizzativa di un’opera era necessario intervenire invocando procedure più incisive e per questo ha varato il Decreto Legge 78/2022. Se leggiamo attentamente tale provvedimento troviamo che all’articolo 1 si invoca un cambiamento sostanziale delle procedure con cui si affidano i lavori, si invoca un cambiamento sostanziale nei rapporti tra pubblico e privato; in particola il provvedimento parla in modo chiaro di:

razionalizzazione,  semplificazione,   anche   mediante   la previsione di contratti-tipo e di  bandi-tipo,  ed  estensione  delle forme di partenariato pubblico-privato, con particolare riguardo alle concessioni di servizi, alla finanza di  progetto  e  alla  locazione finanziaria di opere pubbliche o di pubblica utilità, anche al  fine di  rendere  tali  procedure  effettivamente   attrattive   per   gli investitori professionali, oltre che per gli  operatori  del  mercato delle  opere  pubbliche  e  dell’erogazione  dei  servizi   resi   in concessione, garantendo la trasparenza e la pubblicità degli atti;

individuazione delle ipotesi in cui  le  stazioni  appaltanti possono ricorrere all’affidamento  congiunto  della  progettazione  e dell’esecuzione  dei  lavori,  fermi  restando  il   possesso   della necessaria qualificazione  per  la  redazione  dei  progetti  nonché l’obbligo di indicare  nei  documenti  di  gara  o  negli  inviti  le modalità per la corresponsione diretta  al  progettista,  da  parte delle  medesime  stazioni  appaltanti,  della  quota   del   compenso corrispondente agli oneri di progettazione indicati espressamente  in sede di  offerta  dall’operatore  economico,  al  netto  del  ribasso d’asta.

Chi legge da tempo le mie considerazioni ricorda benissimo che più volte ho ribadito la opportunità di coinvolgere subito il privato, ho più volte ricordato che il Partenariato Pubblico Privato e le procedure più innovative nell’affidamento delle opere bisognava invocarle subito se non si voleva rimanere fermi nell’attuazione delle opere del PNRR. Finalmente, anche se con un ritardo di 17 mesi, il Governo Draghi non solo aveva compreso la necessità di ricorrere ad un provvedimento incisivo ma, come nel caso del Decreto Legge 85/2022, aevva anche azzerato un vincolo che ritenevamo insuperabile quale quello dei Tribunali Amministrativi Regionali.

Grande merito quindi all’operato del passato Governo Draghi ma al tempo stesso grande denuncia di responsabilità perché con questi due provvedimenti è emerso chiaramente una possibilità concreta, incisiva ed immediata del Governo e automaticamente nasce spontanea una triste accusa all’assenza, sempre del passato Governo, di un responsabile convincimento ad attuare davvero il PNRR utilizzando al tempo giusto quelle norme che rendono davvero inesistenti i vincoli sistematici alla predisposizione dei progetti, all’affidamento delle opere, all’apertura dei cantieri.

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