IL COLLEGAMENTO STABILE TRA LA SICILIA ED IL CONTINENTE, ABBIAMO FINALMENTE UNA CERTEZZA SU CIÒ CHE NON SI FARÀ NEL MEZZOGIORNO NEL PROSSIMO QUINQUENNIO

Riporto quanto detto dal professor Giulio Ballio, ex rettore del Politecnico di Milano, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio del 12 agosto in merito alla possibilità di realizzare il collegamento stabile tra la Sicilia e il continente con un tunnel subalveo. In particolare Ballio precisa che “Tra il ’90 e il ‘96 si vagliarono quattro differenti progetti e quello del tunnel fu il primo ad essere scartato”. Ballio ha presieduto il comitato scientifico della società Stretto di Messina. “Il tunnel, sottolinea Ballio, venne scartato sia per questioni di sicurezza dato che attraverserebbe una faglia sismica attiva e tra le più pericolose d’Europa, sia per motivi tecnici; la galleria infatti andrebbe scavata a circa 200 metri sotto il livello del mare e per arrivare si dovrebbero creare delle rampe graduali evitando che la pendenza eccessiva renda impossibile il traffico ferroviario, insomma per avere tre chilometri appena di tunnel bisognerebbe scavarne cinquanta” e ancora “il Comitato scientifico (formato da vere eccellenze nazionali ed internazionali) lavorò assiduamente per vagliare il progetto vincitore del ponte esaminando 10.000 tavole; due anni di approfondimenti collegiali per dare via libera al progetto che ora potrebbe essere subito cantierato. Con il tunnel si dovrebbe ripartire da capo”.

Devo essere onesto leggendo queste precisazioni sento un senso di vergogna perché immagino ciò che diranno i colleghi tecnici di altri Paesi in merito alle “masturbazioni mentali” che ogni tanto il nostro Paese produce. Intanto la crassa ignoranza di chi compara il collegamento tra la Sicilia ed il continente a quella già realizzata tra la Francia e l’Inghilterra o quello da realizzare come il tunnel del Fehmarn Belt (un tunnel di 18 chilometri progettato per unire l’isola danese di Lolland con l’isola tedesca di Fehmarn, quest’ultima già unita con un ponte alla terraferma tedesca). In fondo sono tunnel che collegano due Stati non due realtà caratterizzate da ambiti urbani che vedono nel collegamento realizzarsi una nuova città dello Stretto. Ambiti urbani che danno vita ad una realtà metropolitana che in Sicilia aggrega oltre alle due grandi aree urbane di Messina e Catania gli altri insediamenti di Acireale, Acitrezza, Acicastello, Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo, mentre in Calabria aggrega Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Ora però questo comportamento è subito interpretato da chi sa bene che, all’interno della compagine di Governo, alberga uno schieramento, quello del Movimento 5 Stelle, che non credo possa permettersi il lusso di inserire nel suo album delle figuracce, nel suo album dei fallimenti delle proprie linee strategiche annunciate e non attuate, anche quella della realizzazione del ponte o, in generale, dell’attraversamento stabile dello Stretto; a tale proposito non possiamo sottovalutare la trasparenza encomiabile e la coerenza di Federica Dieni, deputata grillina puro sangue di Reggio Calabria, che ha subito precisato: “il nostro è un No secco al tunnel come al ponte e che la posizione del M5S non cambia per le dichiarazioni di un viceministro”.

Adesso però c’è un fatto nuovo che, forse per motivi di incapacità nella lettura delle leggi emanate, il Governo ha sottovalutato, mi riferisco a quanto previsto nel Decreto Legge Semplificazione sia dall’articolo 6 che dall’articolo 22; in particolare l’articolo 6 prevede la istituzione di un Collegio consultivo presso ogni stazione appaltante e il comma 3 di tale articolo precisa:

testo 1

Mentre l’articolo 22 al primo coma precisa:

testo 2

Appare evidente da questi due articoli che il Governo non ammette più l’esistenza di soggetti responsabili del “non fare”; prima della emanazione di tale Decreto Legge tutti gli organismi preposti al controllo non intervenivano in nessun modo su chi ritardava o bloccava un naturale itinerario attuativo di un’opera pubblica: bloccare un’opera o ritardarne la realizzazione non era “danno all’erario”. Questi due articoli potrebbero diventare un pericoloso boomerang per il Governo se scoprissimo che il ricorso al tunnel subalveo è solo una invenzione per “non fare”              

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