Forse per non svegliarci nella prossima Legislatura con l’immagine dei dati positivi riportati in più sedi e più occasioni da parte della squadra dell’ex Presidente Renzi e con una immagine del Paese ormai caratterizzata da una crescita consolidata, ritengo opportuno soffermarci attentamente sui dati riportati di seguito:

tabella blog 75

Tali dati mettono chiaramente in evidenza quanto sia stata dannosa e virulenta la crisi economica vissuta dal nostro Paese a partire dal 2008 e quanto sia ancora rilevante l’effetto di trascinamento di un simile fenomeno.

Una prima considerazione appare quasi obbligatoria: come mai la intelligenza del mondo dei grandi esperti di economica non abbia in nessun modo previsto e anticipato un simile crollo, come mai tutti dal Fondo Monetario Internazionale al grande sistema degli Istituti Finanziari, dall’OCSE alla Banca Centrale Europea, dalla Cassa Depositi e Prestiti alla Banca d’Italia, avevano addirittura previsto una crescita del PIL, nazionale e comunitario, nel triennio 2008 – 2010 variabile tra una soglia minima del 8% ad una soglia massima del 12%?

Una seconda considerazione: come mai nessuno, ripeto nessuno, aveva previsto che all’interno dell’intero assetto comunitario il nostro Paese avrebbe avuto sostanziali differenze con gli altri Paesi della Unione, talmente rilevanti da generare vere crisi di competitività e rilevanti danni nella fase di ripresa in quanto la crisi avrebbe prodotto distanze incolmabili? Distanze tali che oggi rischiano di diventare strutturali e generare, automaticamente, livelli di produzione sempre più penalizzati nell’accesso al mercato.

Una terza considerazione è invece legata alla giusta definizione del nostro Paese come grande Paese manifatturiero e di contro alla poca incisività di tale dato negli indicatori classici prima riportati. A tale proposito già la Fondazione Symbola, di recente, aveva ricordato che negli anni della crisi l’Italia era tra i soli cinque paesi al mondo ad avere un surplus commerciale manifatturiero con l’estero superiore a 100 miliardi di dollari. Dal 2008 al 2013 il fatturato estero manifatturiero era cresciuto del 16,5%, facendo meglio in questo caso di Germania (11,6%) e Francia (5,9%).

C‘è un’Italia appassionata e apprezzata nel mondo, che produce ricchezza puntando su qualità e innovazione. Nel triennio 2014 – 2016 le nostre esportazioni, sempre secondo il rapporto della Fondazione Symbola, sono cresciute di 26,7 miliardi di euro, seconda migliore performance in valore assoluto tra i 4 maggiori paesi dell’Eurozona dopo la Germania.

Da record anche il surplus commerciale manifatturiero, quello dell’Italia è infatti il quinto al mondo – con 90,5 miliardi di euro al 2016 – dietro alla Cina, alla Germania, alla Corea del Sud e al Giappone. Una tessera positiva legata solo alla intelligenza imprenditoriale del nostro sistema produttivo, un sistema che in realtà combatte da solo, ottimizza da solo la propria offerta, produce fattori di crescita completamente distanti dagli altri indicatori che, come riportato nel quadro dei dati, denunciano invece le tragiche negatività.

Un merito solo del mondo imprenditoriale, della spontaneità organizzativa e della eccellenza produttiva. Includendo questa analisi allora si, i dati riportati prima sarebbero stati quanto meno comparabili con quelli degli altri Paesi della Unione se ci fosse stata, soprattutto, negli ultimi cinque anni, un supporto strategico del Governo e del parlamento. Ci rimane, quindi, una sola speranza che il prossimo Governo diventi attore vero e, utilizzando questa base ricca di efficienza gestionale, offra al nostro Paese  condizioni di crescita vere comparabili almeno con quelle degli altri paesi della Unione Europea. Speriamo!

 

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