Ultimamente uno studio del Cresme e dell’ACER (Associazione Costruttori Edili Romani) ha elencato i piani di sviluppo di alcune città europee. In particolare:

  • Nel piano di sviluppo di Londra sono previsti entro il 2050 investimenti in trasporti, abitazioni, scuole per 1.600 miliardi. Un numero di 42.000 nuove abitazioni all’anno e una previsione di abitanti sempre al 2050 di 11.300.000
  • Nel piano di sviluppo di Parigi al 2030 è previsto un investimento, in infrastrutture, trasporti e 1,5 milioni di nuove abitazioni, di 108 miliardi; solo per la nuova linea metro sono previsti 22,6 miliardi
  • Nel piano di sviluppo di Stoccolma sono previsti investimenti al 2040 per 95 miliardi e la costruzione di 100.000 nuove abitazioni. Il numero di abitanti è stimato, sempre al 2040, in 1.300.000 unità
  • Nel piano di sviluppo di Barcellona al 2025 l’obiettivo principale è l’innovazione e una grande attenzione viene riservata al turismo con un investimento di 14 miliardi
  • Nel piano di sviluppo di Berlino al 2030 è previsto un investimento nel comparto energia, sanità, mobilità, ecc. di 103 miliardi. Entro il 2025 è prevista una spesa nella mobilità di 7,5 miliardi e sono contemplate 175.000 nuove abitazioni

Sempre in base a tale studio Roma è al settimo posto tra le principali metropoli europee per quanto concerne il Prodotto Interno Lordo.

Questi dati sono esplicativi nella loro assoluta chiarezza per evidenziare come nelle altre capitali europee siano definiti piani di sviluppo di medio e lungo periodo e, soprattutto, come questi stessi piani trovino un chiaro riferimento in termini di copertura, in termini di gestione delle varie fasi, in termini di processi autorizzativi certi. E’ di fatto fisiologico che le grandi realtà urbane possano diventare nel tempo sistemi metropolitani efficienti o di contro megalopoli del sottosviluppo. La costruzione quindi di precisi e misurabili piani di sviluppo, è necessaria ed assicura la volontà di crescere in modo organico e funzionale rispondendo così alle esigenze di un sistema di fruitori sempre più esigenti e sempre più predisposti ad una evoluzione tecnologica imprevedibile. L’assenza di una simile pianificazione strategica porta automaticamente verso la “pianificazione spontanea”, porta verso l’esasperata autonomia decisionale di chi deve necessariamente inseguire un habitat quanto più funzionale alle sue micro esigenze, porta, cioè, alla “megalopoli invivibile”.

Questo confronto fra la città di Roma e le altre realtà europee preannuncia proprio un simile pericolo. Anche in questo caso, da molti anni ed in modo più esasperato nell’ultimo biennio, si inseguono programmi disegnati per costruire una proiezione surreale di un futuro irrealizzabile; in modo quasi sistematico si invoca: un piano delle periferie, il completamento di una linea metropolitana e la creazione di un’altra, la costruzione di un centro direzionale, il completamento di un anello ferroviario, l’ampliamento di un HUB aeroportuale, la creazione di nuovi centri commerciali, la creazione di nuovi stadi; finendo inevitabilmente col rendersi conto che a differenza delle altre capitali europee per gli stessi che li invocano non è chiaro neanche cosa sia un piano di sviluppo, non sappiano neppure come sia possibile accedere alle risorse, non sappiano cosa debba essere la gestione di una città ricca di condizioni di convenienza e di attrazioni che, se capite e se vissute coscientemente, porterebbero Roma, per quanto concerne il Prodotto Interno Lordo, al primo posto e non al settimo. Nonostante ciò l’aver creduto in passato nello strumento di “Roma capitale”, aver inserito tale funzione all’interno della Carta Costituzionale, aver capito la poliedricità delle funzioni presenti all’interno della città come ad esempio quella dello Stato pontificio, essersi convinti che in questi quasi tre mila anni della ricchezza storica, culturale ed architettonica della città, tutto ciò doveva e poteva essere una grande occasione per essere attori efficienti ed efficaci nella programmazione e nella gestione di un fenomeno urbano raro ed invidiato a scala mondiale. Un fenomeno ed una realtà purtroppo spesso non compresa da chi è preposto alla sua gestione.

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